Coronavirus, la pandemia aumenta il rischio di disturbi dell’alimentazione

La Repubblica

La pandemia da Covid-19 può aumentare il rischio di ricadute e peggioramento dei disturbi dell’alimentazione o addirittura far nascere questo problema. In questo contesto di emergenza diventa ancora più importante identificare le strutture di cura per seguire i pazienti. Il progetto Manual del Centro nazionale dipendenze e doping dell’Istituto superiore di sanità punta a mappare i centri dedicati alla cura dei disturbi alimentari in Italia.

Si tratta di una vasta raccolta dati che, tramite i questionari che l’Iss riceverà dai centri, potrà dare informazioni sulle strutture territoriali e fornire un profilo dei malati. L’età media di insorgenza di queste patologie è tra i 15 e i 19 anni, ma si sta abbassando. Non mancano inoltre anche adulti con questi problemi. E oggi ci sono sempre più maschi che si ammalano. Le stime parlano di un uomo ogni 4 donne. Un fenomeno che spesso si nasconde, perché ancora coperto da pregiudizi.

Un problema che ha un costo in vite altissimo. Approfondire caratteristiche legate all’età, al genere, alla diagnosi, al trattamento o al supporto psicologico, saranno dati preziosi. Il progetto, nato in collaborazione con il ministero della Salute, esperti regionali, società scientifiche e associazioni di settore, diventa ancora più importante in questo contesto di emergenza sanitaria.
Le comorbidità

Le comorbidità associate ai disturbi alimentari possono essere infatti fattori di rischio ulteriori per l’infezione se consideriamo anche che a causa dell’emergenza c’è una difficoltà a mantenere e incrementare l’offerta di trattamenti psicologici e psichiatrici. Per questo è necessario identificare questi disturbi e intervenire tempestivamente perché, se non adeguatamente trattati, aumentano il rischio di danni permanenti a carico di tutti gli organi e apparati dell’organismo. Nei casi più gravi, situazioni di questo tipo possono portare alla morte.
Inoltre i disturbi dell’alimentazione spesso coesistono anche con l’abuso di sostanze e presentano tratti psicologici e comportamentali simili, tra cui impulsività, la perdita di controllo e l’aumentato rischio di comportamenti autodistruttivi.

Nel Global burden of disease study-gbd 2013, l’anoressia e la bulimia nervosa sono la dodicesima causa di disabilità per le donne di età compresa tra i 15 e 19 anni in paesi ad alto reddito (in aumento anche nei paesi a medio e basso reddito). Eppure l’impatto di questi disturbi è sottostimato considerando che ad oggi, nonostante l’elevata prevalenza. Inoltre la pubblicazione non tiene conto del binge eating.
La docuserie Fme d’amore

Il disturbo del comportamento alimentare è uno dei disagi giovanili più diffusi e meno raccontati. Per parlarne Rai3 ha realizzato Fame d’Amore, un approfondimento in onda oggi in tarda serata. E’ una docuserie in quattro puntate, condotta da Francesca Fialdini e ambientata dentro due comunità all’avanguardia nella cura dei disturbi alimentari: Villa Miralago a Varese e Palazzo Francisci a Todi. Il filmato descrive le difficili fasi che attraversano i ragazzi e le loro famiglie, della lotta per uscire dalla malattia, dall’arrivo in comunità fino al ritorno alla vita di tutti i giorni. Un lungo percorso a ostacoli, in cui il cibo, il corpo e l’amore sono gli strumenti fondamentali per la rinascita.

(Valeria Pini)