Sesso, impotenza e psicoterapia

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Se c’è un danno che la pornografia ha certamente prodotto è quello di avere associato nell’immaginario collettivo l’idea di prestazione a quella di sesso e godimento, quasi che le tre cose siano tra loro indissolubili. Così l’unico sesso appagante è divenuto per un’intera generazione quello che passa dall’erezione e dal mantenimento della stessa in una sorta di rincorsa al record misurabile in durata e ritmo. Ovviamente questa insana visione porta spesso il maschio a provare un intenso senso di ansia che spesso si riverbera in mancata o perduta erezione. Ci sono migliaia di ragazzini cresciuti a pane e youporn che non conoscono altro tipo di sessualità se non quella lì esplicitata, non sanno delle punture intracavernose che i pornoattori sono costretti a farsi per avere un’erezione di 8 ore: quello vedono e quello pensano di poter riprodurre. Magari qualche volta ci riescono anche, ma arrivati alla prima cilecca con facilità si instaura il perverso meccanismo della paura che, quasi inevitabilmente, li porta al “fallimento”.

Già considerare la mancata (o perduta) erezione “fallimento” è un errore dei nostri tempi. Bisognerebbe infatti fare in modo che la sessualità si riappropriasse della dimensione relazionale abbandonando piano piano quella prestazionale. Fare sesso significa anche e soprattutto abbandonarsi e dedicarsi all’altro e impegnarsi affinché il tempo dell’intimità sia un tempo di scoperta di ascolto (non necessariamente con le orecchie!).

L’essere umano che vive con pienezza l’atto sessuale non conosce fallimento perché non ha altro obiettivo che dedicarsi al partner, così godendo.

In questo senso fondamentale è la possibilità di attivare un serio percorso di educazione sessuale nelle scuole (prevenzione primaria), qualora questo non sia stato vissuto (o non sia bastato) allora la psicoterapia (quando necessaria) può essere una giusta via al cambiamento e alla realizzazione di una vita sessuale piena e scevra dall’ansia.

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