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Tradimento

Nel suo ormai celebre saggio “Senex et puer” lo psicoanalista Hillman parla del tradimento e lo fa, come suo solito, introducendo elementi di grande interesse e novità, all’interno di un dibattito che fino a prima soleva stagnare sulla ricerca del “colpevole”. Per parlare di tradimento bisogna prima definire e capire che cosa è la fiducia, e per farlo Hillman ricorre a quella “fiducia primaria” cui ogni essere umano anela e che è “una situazione in cui si è protetti dal nostro inganno e dalla nostra stessa ambivalenza” . Hillman prosegue poi con una verità essenziale sulla fiducia e sul tradimento e cioè che l’uno contiene l’altro e che non è possibile avere fiducia senza la possibilità del tradimento. Il tradimento ci viene solo ed esclusivamente da quei rapporti in dove la fiducia primaria è possibile “noi possiamo essere veramente traditi solo quando ci fidiamo veramente […] più grandi sono l’amore, la lealtà, l’impegno, l’abbandono e maggiore è il tradimento”. Ne consegue che “la fiducia ha in sé il germe del tradimento” . Ma cosa succede quando si esperisce il tradimento? Cosa accade quando scopriamo che quella relazione a cui c’eravamo dati in totale abbandono, alla quale avevamo confessato cose inconfessabili a chiunque altro si trasforma in tradimento? Accade che l’oro è ridotto a feci e che perle che avevamo consegnato con tanto amore sono in realtà state consegnate ai porci. Accade che ci difendiamo distruggendo non solo quello che era (l’altro) ma anche quello che eravamo (noi stessi). Questa posizione è estremamente protettiva ma porta con sé un enorme pericolo che è quello dell’inganno perpetuato a nostro danno: non si vive una sofferenza autentica, ma “si tradisce se stessi per mancanza di coraggio di essere”. Piuttosto che soffrire dimentichiamo chi eravamo e cosa provavamo nei confronti di chi ci ha tradito. Così l’atteggiamento del cinico, del disilluso, trasformano le persone in qualcosa di diverso, di coartato di vendicativo, o di trattenuto di non vissuto. Ma allora, ci si può a questo punto domandare, che cosa si può fare quando si subisce un tradimento?

Hillman introduce allora il concetto di perdono: “dobbiamo subito dire che il perdono non è cosa facile […] il perdono ha significato solo quando l’Io non può dimenticare né perdonare” e continua: “Né la fiducia né il perdono possono essere compresi fino in fondo senza il tradimento”. E in questa frase che forse si compie il senso ultimo di questo saggio, Hillman infatti illumina il tradimento con una luce nuova e ci fa capire quanto possa essere fase essenziale nella vita di una coppia il capire e l’accettare il tradimento dell’altro (quando questo non è patologico o continuativo). Ci dice anche che mentre uno dovrebbe poter perdonare l’altro dovrebbe poter espiare: “espiazione è mantenere il comportamento silenzioso […] sebbene comprenda fino in fondo quello che ha fatto non lo spiega all’altro, e con ciò espia, cioè introietta l’accaduto.” Attraverso il dramma del tradimento può rinascere l’amore, perché: “dopo tutto, questo pieno riconoscimento dell’altro non è proprio amore?”


Terapia di coppia

Terapia di Coppia

Capita spesso che mi si chieda a che cosa serve la cosiddetta “terapia di coppia”, esistendo ancora la visione “miracolistica” del terapeuta che ricuce gli strappi e, come per magia, riesce a far ri-innamorare moglie e marito. In realtà le cose non stanno così ed il terapeuta non è il preparatore di un magico elisir, il terapeuta, in questo caso è molto più simile ad un “elettricista” che ad un mago, serve cioè a “far luce” ad illuminare e a fare un po’ più di chiarezza nella storia coniugale, aiutando i due a prendere una decisione.

“Dottore, è il caso di iniziare un percorso di coppia com mio marito?” In terapia di coppia si va quando nella coppia si sta male, quando non si sa se sia meglio andare avanti o dividersi, quando l’incertezza sui sentimenti che proviamo per l’altro mette a dura prova la convivenza quotidiana. La terapia di coppia si può definire un successo quando riesce a sbloccare una situazione di stallo; nel bene, facendo ripartire la coppia, attraverso l’acquisizione di una nuova consapevolezza e di un nuovo modo di stare assieme; nel “male” portando cioè alla decisione di separarsi. Solo nel caso in cui non si assista ad un cambiamento nella coppia e nella consapevolezza individuale dei due si può parlare di fallimento terapeutico. Il fallimento però nella terapia di coppia è abbastanza raro, perché quasi sempre, attraverso un percorso mirato, è possibile accendere una luce che serve a fare chiarezza nel rapporto e quindi a far sì che le persone prendano una decisione. Solitamente la terapia di coppia ha tempi molto diversi dalla terapia individuale, è più breve ed ha incontri più dilatati nel tempo. La terapia di coppia può essere un’utile risorsa anche nel caso di una separazione, può servire infatti a limitare i danni per i figli e a far sì che i protagonisti si facciano un po’ meno male.