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Ipocondria e ipocondriaci

Possono essere definiti ipocondriaci quei soggetti che interpretano in maniera erronea dei segni fisici e delle sensazioni provenienti da vari organi e giungono così a convincersi di avere una grave malattia somatica. Così non è raro che le persone affette da questo disturbo si dedichino con estrema passione a lunghi pellegrinaggi da uno specialista all’altro, sottoponendosi a costosi e, a volte anche dolorosi, esami senza mai ricevere né una diagnosi precisa né una risposta rassicurante. Solo alla fine di un lungo viaggio fatto di ricerche, si sentono dire dal medico (l’ultimo della lunga lista, dal quale sono spesso arrivati con una valigetta di esami), che potrebbe trattarsi di un problema squisitamente psicologico…

Ma nella condizione ipocondriaca, questa affermazione NON rassicura perché è come se la persona avesse la paradossale necessità di sentirsi dire che è malata per poter tirare un sospiro di sollievo.

Ciò che risulta importante sottolineare è che non si tratta né di simulazione, né di menzogna da parte del soggetto il quale si trova effettivamente a soffrire un insieme di disagi che ne minacciano l’autonomia, le relazioni ed il lavoro. Molto frequentemente la persona trascorre il suo tempo in uno stato di allerta, sempre attenta a rilevare anche il più piccolo ed insignificante cambiamento corporeo, spesso interpretandolo, dopo lunghe e sofferte ruminazioni,come segni inequivocabili di patologia.

Se all’inizio dell’insorgenza di questa condizione di sofferenza la persona viene posta al centro della famiglia, coccolata e rassicurata, protetta ed accompagnata, dopo qualche mese, questa viene spesso dileggiata, e sopportata con malcelata rabbia. Ma l’ipocondriaco non abbandona la sua convinzione di malato con facilità, anzi in risposta alle frizioni familiari (o di coppia) si dedica alla ricerca su internet di nuovi quadri clinici che possano finalmente confermare la sua patologia. Così parte l’avventura verso un nuovo specialista e qui si svelerà di nuovo un altro aspetto paradossale e complicante dell’ipocondria. Cioè che al momento in cui il medico, credendo di rassicurare il proprio paziente, comunica che non c’è niente di cui preoccuparsi, il soggetto può sentirsi deluso e trascurato da chi dovrebbe aiutarlo a guarire.

È chiaro che la persona ipocondriaca è vittima di una sequenza circolare ed auto rinforzante di eventi che irrigidiscono la sua situazione e sembrano impedire una via d’uscita:

MI SENTO MALATO E MOLTO ANSIOSO perché NON CAPISCO COSA POSSA ESSERE → MI RIVOLGO AD UN MEDICO PERCHE’ POSSA AIUTARMI→ QUESTO INVECE AUMENTA I MIEI DUBBI E LA MIA SENSAZIONE DI IMPOTENZA E RABBIA→ I SINTOMI ANSIOSI SI ACUISCONO ASSIEME ALLA PERCEZIONE DI DEBOLEZZA E FRAGILITÀ… E IL CICLO SI RIAVVIA.

È ovvio che se questa sequenza di eventi non viene interrotta la persona difficilmente riuscirà da sola a risolvere le sue difficoltà Un intervento psicoterapeutico in questo caso aiuta innanzitutto a spostare il fuoco dell’attenzione dalle presunte cause organiche del sintomo alle dinamiche psicologiche e relazionali sottostanti. Anche se spesso il soggetto ipocondriaco arriva dallo psicoterapeuta quasi costretto dai familiari o dal coniuge e vive, inizialmente la relazione terapeutica come l’ennesima sfida, nel tentativo di dimostrare, anche al terapeuta, che lui è malato per “davvero”.

Dietro all’abnorme controllo che la persona cerca di esercitare sul proprio corpo e sulle sue reazioni si può celare la necessità di controllare e ricevere le attenzioni dalle persone che stanno più vicine al soggetto. Come ogni altro sintomo l’ipocondria ha un suo significato ed una sua funzione se collocato all’interno della storia del paziente e del contesto in cui vive. In molti casi la condizione di malato blocca il sia il soggetto che le persone che gli stanno attorno, magari “proteggendolo” da situazioni che non vorrebbe o non può affrontare.

La psicoterapia, seppur con tutte le limitazioni e le resistenze descritte, è a tutt’oggi l’unica possibilità che il soggetto ipocondriaco ha di uscire da circolo vizioso che lo costringe alla rinuncia ed alla sofferenza.