Gioco d’Azzardo Patologico (GAP)

Nel 2005 assieme all’allora CSP (Centro di Solidarietà di Prato) aprimmo il primo sportello toscano per il Gioco d’azzardo patologico (o GAP). Da allora non so che fine abbia fatto quello sportello, lo abbandonai due anni dopo perché nonostante l’impegno, l’istituzione di un numero verde e il coinvolgimento di altre figure professionali, (quali avvocati e commercialisti) non riuscimmo a farlo decollare. Insomma nonostante i nostri sforzi e nonostante il clamore che l’iniziativa ebbe, non ci fu un numero sufficiente di utenti tali da giustificare l’impegno profuso. Col senno di poi posso dire che poco fu sbagliato e che non vi furono grosse mancanze (se non l’ovvio difetto di esperienza). Ciò che ricordo con maggiore preoccupazione però fu l’atteggiamento verso di noi che i gestori di locali di scommesse ebbero; alcuni ci impedirono perfino di parlare con loro per proporgli di lasciare in loco qualche volantino. A distanza di 11 anni la situazione del GAP in Italia è peggiorata esponenzialmente, ci troviamo davanti ad un fenomeno in fortissima ascesa e che è tanto più pericoloso tanto più se ne sottostima la gravità e la portata. I giocatori d’azzardo non si sentono dei “dipendenti” e anche gli stessi familiari stentano a riconoscere il problema nel congiunto. Spesso il contatto con il reale, la presa di coscienza, avviene quando ormai è troppo tardi; quando il marito, la moglie, il padre, hanno dilapidato il patrimonio della famiglia. A questo proposito ricordo una signora (una delle poche che ci contattò) che nel giro di 10 anni, col lotto (l’innocente lotto) si era “bruciata” gli 8 appartamenti, che il padre le aveva lasciato in eredità.

Sarebbe allora bene cominciare a fare un po’ di chiarezza sull’argomento, sarebbe buona cosa che le istituzioni cominciassero a rendere pubblici dati incontrovertibili sulla dipendenza che il gioco in certe personalità crea. E invece tutto quello che abbiamo è la patetica dicitura “gioca senza esagerare” come se, fosse possibile dire ad un drogato, “drogati, ma fallo con moderazione”. MA, la domanda più rognosa rimane la seguente: come può uno Stato, che vede proprio nel gioco una delle sue prime fonti d’incasso con 8 MILIARDI di euro di entrate nel 2014? Evidentemente non può, visto quello che finora ha fatto (praticamente nulla, se non spingere sempre di più al gioco compulsivo).

Uscire dal GAP è possibile anche se molto difficile, richiede il coinvolgimento di tutta la famiglia, spesso anche un supporto farmacologico. Richiede che il “sistema” si attivi è che finalmente riesca a vedere il gioco d’azzardo patologico per quello che è: una dipendenza al pari di quelle da sostanze psicoattive.

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